AMIANTO: un po’ di chiarezza

Anche alla luce dell’incendio sviluppato a Pomezia qualche tempo fa, dove un capannone con una copertura di amianto inglobato ha preso fuoco, mi sono arrivate diverse chiamate per riuscire a capire come bisogna gestire la propria quantità di amianto sul tetto.

La cosa importante da sapere, purtroppo, è che l’amianto è molto pericoloso per chi abita, vive, lavora vicino a materiali contenti amianto. Il problema è che la preoccupazione è socialmente estesa: fino al 1990 l’amianto compatto ha risolto tanti problemi di coibentazione e impermeabilizzazione di tantissime strutture. La facilità di realizzazione delle lastre, la leggerezza e la facilità di posa, la versatilità del materiale, le ottime capacità isolanti e impermeabili e il costo contenuto hanno fatto sì che il cemento-amianto (conosciuto anche con il nome ETERNIT) arrivasse sulle nostre teste con estrema facilità.

Un pool medico scientifico, alla fine degli anni 80, ha confermato che le fibre del materiale sono molto pericolose se inalate. Queste provocano gravissime patologie che possono portare anche alla morte.Nei primi anni 90, in tempi record, tutti gli stati membri hanno adottato misure di divieto assoluto di posa di manufatti in amianto. Qualsiasi violazione delle norme in materia (anche il semplice trasporto non effettuato da figure autorizzate) comporta un gravissimo reato ambientale con la violazione del Codice Penale. Il danno però era stato fatto: in Italia ci sono milioni di metri quadrati da rimuovere e da smaltire.

Le filosofie dietro alle autorità competenti sono chiarissime e stabiliscono che, in tempi ancora da definire, tutto l’amianto deve essere smaltito. La Regione Lombardia ha però fatto un passo in avanti. Si è resa conto che:

  1. i metri quadrati di amianto sul territorio sono veramente tanti

  2. ha pochi soldi a disposizione per incentivare la rimozione e lo smaltimento

Quindi:

  1. ad oggi non ha disposto l’obbligo di rimozione

  2. ha istituito un censimento di tutti i possessori di amianto

  3. ha predisposto un obbligo di monitoraggio dell’amianto per capire se c’è un deterioramento

E QUINDI PER ESSERE A NORMA E SCONGIURARE DISASTRI AMBIENTALE, PENALI ED ECONOMICI COSA BISOGNA FARE?

Purtroppo ci sono pochi professionisti che conoscono la materia. Le problematiche della gestione dell’amianto sono spesso affidate ad imprese edili che si sono convertite alla causa inseguendo più una convenienza economica che tecnica. Di fatto non vedono l’ora di rimuovere il tetto e di rifarlo ex novo.

SE SI POSSIEDE UN TETTO CON AMIANTO BISOGNA QUINDI:

  1. Effettuare il censimento obbligatorio indetto nel 2013 dall’ASL

  2. Con frequenza biennale bisogna capire se il tetto si è deteriorato tramite una specifica valutazione del rischio dettata dalla Regione Lombardia.

  3. Se ci sono degli esposti (ad esempio inquilini in un condominio, dipendenti in una azienda, allievi e personale in una scuola) bisogna nominare un responsabile, attuare le misure di sicurezza e informare gli esposti

Sarà la valutazione del rischio che stabilirà il deterioramento dell’amianto e, con i risultati ottenuti, stabilità se la copertura sarà da rimuovere oppure se potrà andare bene così. La valutazione è OBBLIGATORIA e bisogna ripeterla OGNI DUE ANNI. La valutazione del rischio stabilirà anche i tempi della rimozione (entro un anno oppure entro tre anni).

Il solo censimento amianto all’ASL effettuato nel 2013 non è sufficiente per una tutela tecnica e burocratica del tetto in amianto.

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